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intervento di Moreno Veschi manifestazione chiusura Festa Democratica 2010 Stampa

Intervento di Moreno Veschi alla manifestazione conclusiva della Festa Nazionale su Turismo

25 luglio 2010



Desidero ringraziare i volontari che hanno permesso l'allestimento della Festa, delle cucine, del ballo e dei dibattiti. Donne e uomini che hanno lavorato per ben 25 giorni. Ringrazio i Giovani Democratici che hanno allestito la Pizzeria.

Bisogna superare certamente i limiti e anche lavorare più intensamente per allargare la partecipazione alla festa, anche tra i membri del gruppo dirigente. Ma non c'è un altro partito che può reggere un impegno così grosso di una festa che è durata 25 giorni.

Ringrazio Franco Polucci e Gino Bertusi organizzatori della Festa.

Abbiamo allestito 20 sere di dibattiti e tutti hanno retto come partecipazione. Non è stato poco. Dibattiti tematici sul turismo da cui è emerso che questo settore va considerato come un'attività produttiva fondamentale. Dibattiti sulla Legge finanziaria, sulla Regione e gli Enti locali, sulle mafie e sulla politica generale con Piero Fassino ed Enrico Letta e si sono affrontati, inoltre,  problemi grossi come per esempio la vicenda di Pomigliano.

Durante il mese della nostra festa ci sono stati grandi sviluppi nella situazione politica nazionale. Lo scandalo P3, le "squallide consorterie" di cui ha parlato Giorgio Napolitano, le guerre nel PDL contro i finiani, di Cosentino contro Caldoro, le vicende Verdini, Caliendo, Scajola e Brancher. Le dimissioni dei ministri sono frutto anche della nostra iniziativa. E' emerso un partito degli affari che è un tuttuno con una parte della politica, un salto di qualità anche rispetto a tangentopoli. La novità è che c'è una frattura nella destra e che emerge un'altra destra. Fini appare, per la prima volta, un'alternativa nella destra al berlusconismo. Una destra che recupera il tema della legalità. Legge e legalità sono sempre state parole d'ordine della destra ma in Italia Berlusconi rappresenta una destra particolare e originale: una destra contro la legge e la legalità.

Siamo, a mio parere, alla fine di un ciclo politico, stiamo entrando in una nuova fase politica. Del resto il bipolarismo italiano si è costruito con l'impronta di Berlusconi, basti pensare all'attuale legge elettorale per l'elezione del Parlamento. Dunque la crisi del berlusconismo non rappresenta solo la crisi di un governo, che ha dimostrato la propria inadeguatezza, ma la fine di una fase politica.

Nostro compito è ricostruire un campo democratico, rotto da Berlusconi, di qui l'importanza, a mio parere, di una fase di transizione che parli anche ad una destra non populista. Mai come oggi il PD deve fare un discorso sulla democrazia.

Uscire dal berlusconismo non sarà una cosa facile. Berlusconi non è un politico qualunque, è "un padrone". Ricordate quando abbiamo vinto noi: ha fatto una campagna sull'imbroglio o basti pensare al livello dello scontro anche personale dei suoi giornali contro i suoi avversari e oggi anche contro i  suoi stessi alleati non supini.

Una fase politica nuova ma che è anche una fase difficile. La fine del ciclo di Berlusconi è iniziata, l'idea che la politica non serve ha portato il Paese al disastro. E' emersa con forza la durezza dei fatti a fronte della propaganda di Berlusconi (L'Aquila, la crisi economica, la disoccupazione, la spazzatura del degrado morale).

Il PD si deve mettere alla testa della ricostruzione di una fase democratica; si può dire della ricostruzione delle basi normali della democrazia. Deve fare politica come abbiamo fatto con la proposta di un governo di transizione in grado di affrontare due problemi: uno la modifica della legge elettorale per il Parlamento, due provvedimenti contro la crisi con l'obiettivo di battere le disuguaglianze. Una transizione che non veda protagonista Berlusconi come invece ha proposto Casini. UDC che dobbiamo lavorare a tenere nel campo dell'opposizione e sviluppare verso essa iniziative come si è fatto nel caso dell'elezione del CSM.

Il successo del risanamento degli anni '90 guidato da Ciampi e da forze del centrosinistra è avvenuto perché si è basato su un grande patto sociale, su un ampio accordo con il mondo del lavoro. Un patto con tutti i sindacati, la destra invece in questa crisi ha puntato tutto irresponsabilmente a spaccare il sindacato. A differenza degli anni '90 abbiamo bisogno oggi di un patto per la crescita, di un nuovo patto sociale non solo per il risanamento. Questo significa anche per noi sciogliere nodi programmatici, penso per esempio alla necessità che la nostra priorità sia quella di spostare risorse verso i giovani e i lavoratori del settore privato. Bisogna fare una battaglia democratica per superare l'attuale presidenzialismo plebiscitario di fatto, un presidenzialismo che tende a non rispettare la divisione dei poteri e che non sopporta il confronto parlamentare. La dialettica parlamentare, come ha detto giustamente il Presidente Napolitano dopo le modifiche alla legge sulle intercettazioni, non è "qualcosa di abnorme, uno spreco, un segno dei tempi" .

La proposta di una fase di transizione è un progetto che può anche non realizzarsi, si può andare ad elezioni politiche anticipate ma non è detto che siano un bene. Di Pietro chiedendo subito elezioni converge con gli estremisti berlusconiani. Spesso l'eccesso di antiberlusconismo aiuta Berlusconi. La politica è anche capacità di disarticolare il blocco avversario. L'estremismo verbale non serve a niente. Facendo solo propaganda si perde. Oggi è iniziato il tormentone su Vendola. Non c'è bisogno oggi, a mio parere, di iniziare una corsa per le primarie. C'è bisogno di contenuti non si personalismi. Come leader per noi c'è Bersani che con ragionevolezza lavora per le alleanze e per unire il PD sui contenuti. Come è stato fatto all'Assemblea nazionale di maggio sul lavoro, la green-economy, le riforme istituzionali, l'Europa, ecc.



Il PD c'è per risolvere i problemi della gente non i suoi problemi.

Sulla manovra finanziaria devono essere chiare le nostre scelte, per battere le ingiustizie. Invece di parlare Vendola sì, Vendola no sembrerebbe più giusto che l'opinione pubblica sia coinvolta sull'obiettivo della tassazione delle rendite finanziarie che in Italia sono tassate al 12,50 e in Francia al 20 o sulla proposta di tassazione delle transizioni finanziarie, avanzata da Bersani, da utilizzare per ridurre il debito in eccesso prodotto dalla crisi nei diversi paesi europei.

Noi lavoriamo per l'unità del centrosinistra. Lo abbiamo fatto anche per la Provincia, dopo un rimpasto che per il percorso politico seguito ha avuto delle conseguenze politiche negative sulla coalizione. E oggi lavoriamo ancora per la ricomposizione con chi guida Rifondazione Comunista e i Comunisti Italiani, con gli organismi che quei partiti si sono dati, anche se hanno deciso di uscire dalla maggioranza di quell'Ente.

Ma la presenza in giunta di un imprenditore non può essere motivo di una rottura. Tutti i governi locali di centrosinistra puntano ad ampliare le proprie alleanze sociali. Non vogliamo che a livello locale si ripetano gli errori dell'Unione dell'ultimo governo Prodi. Bisogna uscire dalle polemiche rozze e battere un governo di destra quello sì dominato da un comitato degli affari.

In Liguria siamo di fronte ad una crisi del PDL, una crisi di credibilità. Il PD deve essere in campo su temi oggi centrali della nostra realtà: il lavoro (in un anno abbiamo perso 7.000 posti, ci siamo mangiati i nuovi posti di lavoro degli ultimi 8 anni); la Sanità decisiva per la Regione liguria; l'innovazione, che come ha detto Burlando in questa festa "non possiamo essere prigionieri dell'inerzia"; l'Università a Spezia, battendoci per il suo consolidamento e per una maggiore integrazione a livello regionale.

Sono per un PD che ha il coraggio di porre questioni come quella che abbiamo sollevato di maggiore chiarezza nella direzione della Fondazione bancaria, anche in riferimento all'assenza di spiegazioni convincenti riguardo alla presenza a San Marino di conti intestati al Presidente della Fondazione stessa. Domande alle quali non ci è pervenuta risposta. E' dunque necessaria una iniziativa istituzionale dei nostri gruppi consiliari su questo tema.

Dal congresso provinciale dei giorni scorsi è venuta la richiesta di un PD presente, autonomo, organizzato. Non costruito sulle "palafitte" come diceva Gramsci.

Il mio lavoro di segretario ha questo obiettivo, anche quello di costruire la presenza del PD nei luoghi di lavoro; di lavorare per affermare sempre più un gruppo dirigente giovane che si misuri sui problemi, che si metta a rischio.

Bisogna mettere in campo una cultura nuova, misurarsi su idee nuove. Tutti dobbiamo lavorare su obiettivi concreti come quello di aumentare le adesioni al PD.

Nel 2010 siamo arrivati sinora sui tremila iscritti. Siamo di meno, c'era il congresso nazionale, rispetto al 2009. Dobbiamo essere preoccupati, bisogna che i Circoli, tutti noi prendiamo contatto con chi si era già tesserato nel 2009 per riscriverli oltre che lavorare per conquistare nuove adesioni. Settembre sarà un mese che dobbiamo dedicare a questo lavoro, con assemblee e iniziative dei circoli sul tesseramento. Il PD deve essere una forza organizzata alla Spezia all'altezza del ruolo politico che gli elettori le hanno affidato. Il nostro obiettivo è un PD che nel 2010 abbiamo almeno 4.500 iscritti.

Un PD che sia il partito del lavoro, della giustizia sociale, del rinnovamento e della Costituzione.


 
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